Lo scopo di questo blog


Fare bene due cose contemporaneamente, è difficile. In Politica, ancora di più.
Chi è stato eletto ad una carica, non deve ricoprirne altre, ma portare a termine la prima nel modo migliore.
Questo Blog è nato per segnalare tutti quei casi di politici italiani che ricoprono doppi incarichi (elettivi o di nomina politica), o che abbandonano la posizione per cui sono stati eletti per candidarsi ad un'altra (Rispetto del Mandato), o che si candidano contemporaneamente a piu' cariche, per scegliere la piu' conveniente.
Per ciascuno di questi politici cerchiamo di fornire tutti i riferirmenti ed i contatti, invitandovi a scrivergli per convincerli a comportarsi correttamente verso i propri elettori, anche se la legge, a volte, non lo impone.
In sezioni dedicate del Blog vi daremo tutti gli aggiornamenti e le risposte dei politici interpellati.
Partecipate! fate sentire la vostra voce!

lunedì 20 giugno 2016

Si torna a parlare di 'doppio incarico'

A meno di 24 ore dalla chiusura dei ballottaggi per il sindaco delle maggiori città italiane, ballottaggi che hanno decretato una sostanziale battuta di arresto per il PD renziano ed il trionfo del Movimento 5 Stelle (19 su 20 sfide vinte), si risente parlare di doppio incarico.
I commentatori politici sembrano tutti d'accordo sul fatto che Renzi non possa più continuare, dopo questa sonora anche se preannunciata sconfitta, a conservare il ruolo di Segretario del PD e di Presidente del Consiglio dei Ministri. C'è chi lo dice come diretta conseguenza della 'debacle' elettorale, chi per paura che un PD in difficoltà possa avere influssi negativi anche sul Governo. Chi semplicemente perchè "il doppio incarico non ha funzionato", come afferma Speranza, leader della minoranza PD.
Tutte queste ragioni possono anche avere una loro validità, ma quello che diciamo noi (ebbene si, noi "l'avevamo detto") è molto di più: i due ruoli non possono stare insieme semplicemente perchè sono distinti, debbono essere distinti. Sono compiti che "ontologicamente" devono essere separati, perchè i loro scopi, i loro perimetri sono diversi ed è bene che continuino ad essere diversi e distinti. Da una parte abbiamo un 'partito', cioè 'una parte', opposto al 'tutto' che invece è rappresentato dall'istutzione 'capo del governo', in cui tutti i cittadini devono potersi riconoscere, di cui devono potersi fidare. E' naturale che si potrà condividere o meno quello che un capo del governo fa, ma "l'istituzione" capo del governo è la stessa per tutti, non appartiene ad una 'parte'.
Ora aspettiamo solo gli eventi, vediamo se Renzi riuscirà a cedere uno dei suoi due ruoli, non perchè ha perso le elezioni, ma perchè è sbagliato che li concentri entrambe nelle sue mani. Magari imitato da qualcuno dei suoi vicesegretari (si, Serracchiani, parliamo di lei) e anche da altri, che nella sconfitta alle elezioni potrebbero trovare un pretesto per farlo. Vero Salvini?
 

giovedì 28 maggio 2015

Doppi incarichi e conflitti di interesse: #statetranquilli

Da "Il Giorno" di mercoledi 27 giugno
Qualcuno ci accusa, a volte, di continuare a lamentarci e di non apprezzare mai quello che si sta facendo, poco o tanto che sia, per uscire dal nostro stato di Paese arretrato e corrotto.
Può darsi che sia anche vero, però ci capita sempre più spesso di toccare con mano i problemi, gli intralci, a volte anche gli scandali che le "forme patologiche" da noi denunciate - spesso nemmeno percepite dalla società civile (e men che meno da chi le dovrebbe sanare, la "politica") - causano al tessuto sociale ed in generale alla qualità della vita di tutti noi.

Uno di questi casi, palesemente dovuto alla inadeguatezza della relativa legge istitutiva (la legge 57/2014, la cosiddetta "legge Del Rio"), si è presentato proprio in questi giorni, a otto mesi esatti dall'elezione del Consiglio dell'Area Metropolitana milanese.

Vi raccontiamo un caso balzato all'onore della cronoca proprio in questi giorni, come si vede dalla foto qui sopra.
Una società immobiliare, che vuole ampliare del 50% il proprio immobile (un Centro Commerciale, per la cronaca), utilizzando per la viabilità necessaria un'area agricola adiacente, presenta un ricorso al TAR contro il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) approvato dalla Provincia di Milano nel 2013, che su quell'area prevede un vincolo "strategico" (cioè non utilizzabile, se non a fini agricoli).
Il TAR dà ragione all'immobiliarista, di fatto eliminando il vincolo e concedendo la realizzazione nell'area in questione di quanto desiderato (uno svincolo stradale a servizio dell'ampliamento richiesto).

Di norma, chi perde un ricorso avverso (la Provincia), ha la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato, per far valere le proprie ragioni e lo deve fare entro 6 mesi dalla prima sentenza.
Ma la Provincia non esiste più, perciò toccherebbe all'Area Metropolitana, che ne ha ereditato le funzioni, presentare tale ricorso, i cui termini scadono il 21 giugno, tra poche settimane.
Uno dei membri del Consiglio Metropolitano è delegato alla Gestione del Piano Strategico del Territorio Metropolitano (il vecchio PTCP), oltre che alla Pianificazione territoriale generale e paesistico-ambientale: chi meglio di lui potrebbe occuparsi del ricorso, per tentare di difendere gli interessi ambientali metropolitani/provinciali?

Ma c'è un problemino ... il consigliere in questione, tale Eugenio Comincini, è anche sindaco di Cernusco sul Naviglio, guarda caso il comune in cui si trova l'area agricola di cui sopra. Inoltre, proprio l'Amministrazione di quel Comune, capitanata dal Comincini, il 28 luglio scorso ha approvato un "accordo di programma" che ha dato l'avvio proprio a quella procedura di ampliamento, che la società immobiliare vuole portare avanti anche a suon di ricorsi al TAR.

Non so se è chiaro: il Comincini, come sindaco è favorevole all'ampliamento, ma come consigliere delegato alla gestione del territorio metropolitano, dovrebbe essere contrario e battersi contro il consumo di suolo. Un bel conflitto di interessi, che però, come detto, non preoccupa minimamente il Nostro. Che intervistato da "Il Giorno" risponde candidamente: "nella città metropolitana ci sono solo sindaci, come noto. Quindi prima o poi siamo tutti in conflitto di interessi., [...]. Quindi Legambiente [che ha sollevato il problema, n.d.r.] può stare tranquilla: sulla questione deciderà Pisapia. Come su quelle di Milano, che chiamano in causa direttamente lui, decido io. Questo è il meccanisco. Trasparente ed efficace".
Se lo dice lui.

sabato 7 febbraio 2015

Vincolo di Mandato? la proposta dirompente sarebbe un'altra

Due eminenti intellettuali del panorama politico italiano, statisti di prima grandezza, ci hanno nuovamente deliziato oggi con uno dei loro preferiti cavalli di battaglia: l'introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari.
E' di questi giorni lo scioglimento di uno dei piccoli gruppi parlamentari formatisi dopo le elezioni del 2013: Scelta Civica. I suoi parlamentari (ultimi rimasti, molti se n'erano già andati nei mesi scorsi) sono in gran parte confluiti nel PD, facendo gridare allo scandalo Grillo e Salvini (i due intellettuali di cui sopra): questo cambio di casacca nasconde senz'altro un turpe mercimonio, uno scambio di favori che ha come unico scopo prolungare la vita del governo (e quindi la loro permanenza in Parlamento).
L'assurdità di tali motivazioni si commenta da sola e denota una totale assenza di intelligenza e visione politica. E' ovvio che in tali personaggi alberga solo il più banale populismo, che vorrebbe far leva sulla giusta indignazione dei cittadini per pratiche che, concordiamo, sono generalmente piuttosto antipatiche.
Come in altre uscite dei due grandi statisti, raramente la loro proposta è la soluzione migliore al problema reale da stigmatizzare.
Il vincolo di mandato fu espressamente escluso dei padri costituenti, che dopo una lunga discussione concordarono sul fatto che il Parlamentare, una volta eletto, rappresenta tutti i cittadini ed esercita il suo compito legislativo in totale libertà e rispetto della propria indipendenza. E' questo lo spirito dell'articolo 67 della Costituzione, che appunto esclude ogni obbligo del singolo Parlamentare verso il partito in cui è stato eletto e finanche verso il programma elettorale su cui si è basata la sua elezione.
Naturalmente, le motivazioni addotte a giustificazione dei cambi di casacca sono sempre attribuite a cause contingenti, a cambi di linea del partito e quindi fatte in nome della fedeltà ai propri principi. 
E' ovvio che la realtà è spesso molto diversa, più prosaica e banale: si cambia gruppo, molto spesso, semplicemente in cambio di un qualche incarico di rilievo, nel governo o da qualche altra parte, o per una promessa di rielezione.
Perciò, piuttosto che chiedere le dimissioni "per tradimento dell'impegno preso con gli elettori" (difficilmente dimostrabile, spesso), sarebbe molto più semplice vietare il doppio incarico di parlamentare e di governo: se qualcuno, per ricoprire un ruolo di sottosegretario nel governo, fosse costretto a rinunciare al seggio (ed allo stipendio) da parlamentare, certamente si renderebbero più stabili le maggioranze ed i governi e più rari i cambi di casacca.
Ci sono casi poi, come quello che riguarda in questi giorni i parlamentari di Scelta Civica, in cui è il partito a cambiare idea, o a venir meno, a scomparire. Questo naturalmente non fa venir meno il fatto che quelle persone siano state legittimamente elette a rappresentare chi ha voluto dare loro il voto. Perciò riteniamo assolutamente legittima la loro scelta di aderire ad un diverso gruppo parlamentare, ora che quello originario non esiste più, per proseguire il compito legislativo a cui sono state chiamate. Tra l'altro, questi onorevoli e senatori, erano già parte della maggioranza, quindi la loro nuova iscrizione non comporta alcun cambio di assetto politico o di linea governativa.
Perciò, gridare 'al lupo, al lupo', come hanno fatto i due soloni, in questo caso è decisamente fuori luogo.

Sarebbe invece un'altra la proposta veramente dirompente (e perciò stesso difficilmente accettabile dall'attuale cultura politica, anzi partitica) per meglio mettere in evidenza il ruolo di rappresentante dei cittadini da parte di chi viene eletto in Parlamento: eliminare i gruppi parlamentari, azzerare la struttura che cristallizza ogni atto, ogni commissione, ogni scelta secondo rigide spartizioni proporzionali al peso dei singoli partiti. Un Parlamento fatto di semplici eletti, rappresentanti dei cittadini non solo senza vincolo di mandato, ma anche senza appartenenza ad un partito, senza bandiere o obblighi precostituiti.
Sarebbe un passo coraggioso, forse il primo vero passo per uscire dalla "Repubblica dei partiti".





lunedì 27 ottobre 2014

Un'autorevole condivisione di principi ...

Vi segnaliamo oggi la presa di posizione di una persona che da altre 60 anni è impegnata nella società civile e gode di una autorevolezza senza pari.
Parliamo di Raniero La Valle, presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione, che il 20 ottobre scorso è stato sentito nella I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati.
Riportiamo un breve stralcio del suo discorso, dove afferma con chiarezza un principio che a noi di "no doppio incarico" sta molto a cuore e che coincide in maniera assolutamente precisa con quelle che sono anche le nostre priorità:

"Perciò la prima riforma veramente necessaria sarebbe una legge di attuazione dell’art. 49 della Costituzione, che garantisca la trasparenza e la democrazia interna dei partiti, li metta al riparo dalle catture di agenti esterni e con opportune incompatibilità tra cariche di partito e cariche pubbliche ne faccia organi della società e non dello Stato."

Vi consigliamo la lettura dell'intero intervento, che potete trovare a questo link.

mercoledì 1 ottobre 2014

In odore di "casta"

Mentre ad Hong Kong migliaia di giovani protestano per le strade contro il Governo locale, uniti dallo slogan "una persona un voto", chiedendo di fatto il suffragio universale, nella metropoli padana si consuma la prima tappa del percorso inverso: "una persona - duemila voti e duemila persone - nessun voto".
Questo, di fatto, è successo domenica 28 settembre, quando poco più di 1600 tra sindaci e consiglieri comunali hanno espresso il loro voto "di secondo livello", hanno cioè scelto i "loro" rappresentanti per l'assemblea dell'area metropolitana milanese.
Ogni consigliere ed ogni sindaco rappresentava qualche centinaio di cittadini ed i voti espressi sono stati proprio conteggiati in base alle dimensioni del comune di appartenenza di ogni "grande elettore".
Così, agli eletti sono arrivate migliaia di preferenze, anche se espresse da pochi votanti.
Due sono comunque gli elementi di particolare nefandezza che affiorano da questo nuovo modo di eleggere chi ci governa:
- la totale indifferenza in cui si è svolta la tornata elettorale, particolamente importante per le sorti della città e della provincia di Milano: pochi giornali hanno riportato la notizia, in articoli defilati, pochissimo ne hanno parlato gli altri mezzi di comunicazione e chiedendo in giro, alle persone, nessuno ne sa nulla;
- il disagio, particolarmente forte per noi del sito "No doppio incarico", nel leggere la lista degli eletti: sindaco di Legnano, sindaco di Cernusco, sindaco di Arese, sindaco di Opera, consigliere a Milano, consigliere a Pessano, e così via.
Il 12 ottobre si replica, nelle altre aree metropolitane ed in tutte le province: se sentite odore di casta, non preoccupatevi, sono "loro".

venerdì 1 agosto 2014

Senato e Doppi Incarichi: ma non si doveva cambiare verso?

La fortuna dell'attuale Presidente del Consiglio è nata ed è cresciuta su pochi semplici concetti: rottamazione, riforme, novità. Tutto sapientemente sintetizzato, come lui sa fare, da un hashtag, una parola d'ordine che racchiude l'essenza della sua avventura: #cambiaverso. Indubbiamente, qualche cambiamento è in corso, anche se per ora limitato ad aspetti solo formali, o, peggio, limitato solo all'annuncio. Ma l'impressione è che tali (promessi) cambiamenti altro non siano, in realtà, che un perfezionamento del meccanismo di controllo dei partiti sulle istituzioni. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe. Oggetto principale di questo blog, come sanno i nostri affezionati lettori, sono i doppi incarichi legati alla politica, in tutte le loro sfaccettature. Naturalmente l'aspettativa, nostra e forse di molti altri cittadini, è che questa infausta pratica dei doppi incarichi venga in qualche modo ridotta, se non addirittura contrastata, con provvedimenti ad hoc. E invece no: sembra proprio che Renzi voglia dare legittimità costituzionale al doppio incarico, prevedendone applicazioni nuove ed inaspettate. Così, se la prossima riforma del Senato andrà in porto, ci saranno un centinaio di eletti di primo grado (eletti dai cittadini nei Consigli Regionali o come sindaci di comuni capoluogo) che diventeranno ri-eletti di secondo grado, cioè votati dalle stesse assemblee regionali per entrare nel nuovo Senato. Naturalmente senza abbandonare la prima carica, che semplicemente si somma alla seconda. Anzi, la prima carica sarà presupposto e condizione necessaria perchè la seconda possa realizzarsi. Il tutto secondo le prescrizioni della nuova Costituzione. A dire il vero, anche prima di scomodare la Costituzione, già alcune importanti leggi ordinarie degli ultimi tempi avevano iniziato ad occuparsi della questione ed a conferire doppi incarichi istituzionali per alcune posizioni. Le città metropolitane ad esempio: nel prossimo mese di ottobre ci saranno le prime "nomine" (non trovo una parola più adatta) dei presidenti e dei consiglieri di questa nuova istituzione. Saranno scelti, a scrutinio segreto, tra i sindaci e i consiglieri comunali dei comuni coinvolti, votati proprio dagli stessi sindaci e consiglieri comunali. Così il Presidente della città metropolitana sarà già sindaco, ed i suoi assessori saranno assessori o consiglieri comunali: il doppio incarico diventa istituzione. Per le province sarà altrettanto: i nuovi presidenti ed i nuovi assessori (perchè ci saranno ancora i presidenti e gli assessori nelle province, che non sono state affatto abolite) saranno sindaci ed assessori, o consiglieri comunali già in carica, scelti ancora a scrutinio segreto dagli altri sindaci e consiglieri. Non vorrei abusare di una parola che suona ormai quasi inflazionata, ma di fatto "la casta" eleggerà suoi rappresentanti per governare e legiferare meglio in ambiti stabiliti e protetti dalla legge, se non addirittura dalla Costituzione, che al suo primo articolo afferma, come noto, che "il potere appartiene al popolo". In effetti, si tratta di un palese "cambiamento di verso". Perchè mai un sindaco dovrebbe trascurare la sua città e dedicarsi al governo della provincia? e perchè una persona, eletta nell'assemblea regionale, dove andare tutte le settimane a Roma per partecipare alle attività (non sappiamo poi ancora bene quali siano) del Senato? Sono domande per cui il cittadino medio non ha una risposta, ma che il politico, invece, che vede lontano, riesce a spiegare molto bene: solo così i partiti controlleranno ancora meglio le istituzioni, occupandole senza più nemmeno il bisogno di chiedere il consenso dei cittadini elettori. A questo punto credo sia indispensabile "cambiare verso": finora abbiamo cinguettato, ora dovremo cominciare ad abbaiare.

sabato 21 giugno 2014

I magnifici tre

Sono tre i campioni del doppio incarico e del rispetto del mandato per la recente tornata elettorale amministrativa. Tre parlamentari che, nonostante il loro precedente incarico di Deputati e Senatori, hanno pensato bene di interromperlo e correre per la poltrona di sindaco. Tre città che nonostante questo segno di scarso rispetto per gli elettori, hanno votato ed hanno fatto vincere questi tre campioni. Le città in questione sono Prato, Padova e Bari, mentre i tre campioni del dispetto del mandato sono Biffoni, Bitonci e Decaro. Due del Partito Democratico, uno della Lega Nord. Presumiamo che non vorranno rinunciare al ruolo di sindaco, appena assunto, perciò saranno costretti a dimettersi dagli incarichi parlamentari, come gli impone la legge: i due ruoli sono infatti incompatibili. Restiamo in attesa delle loro dimissioni e del completamento dell'iter parlamentare necessario per renderle effettive. Rimane il fatto che ancora una volta nè da parte della Politica, nè, va detto, da parte degli elettori, si è dimostrata quella attenzione e correttezza che, a nostro avviso, sarebbero indispensabili per poter debellare questa patologia della vita politica attuale.

lunedì 26 maggio 2014

Risultati Europee 2014: a dispetto del mandato

Eccoci qui ad informarvi sui risultati delle elezioni europee di ieri, 25 maggio 2014.
Non ci occuperemo qui di percentuali o di flussi di voto, ma semplicemente vogliamo vedere, dopo l'analisi dei candidati con altri incarichi pubblicata nelle settimaane scorse, come siano andate a finire le cose.

Analizziamo i risultati per partito.

PD: ottiene in totale 31 seggi (9 al Nord-Ovest, 6 al Nord-Est, 7 al Centro, 6 al Sud e 3 nelle Isole).
Ecco la situazione:
9 erano già deputati europei nella precedente legislatura
7 deputati al parlamento italiano (Mosca, Moretti, Kyenge, Bonafè, Picierno, Paolucci, Gasbarra)
1 senatore (De Monte)
2 sono assessori regionali (Briano - Liguria, Gentile - Puglia)
3 sono consiglieri regionali (Caputo, Danti, Bresso)
Tutti questi, dovranno scegliere tra la posizione già occupata ed il nuovo seggio europeo, quindi bisognerà attendere per vedere quale sarà la loro scelta e gli effetti che questa avrà su ripescaggi e sostituzioni.
2 hanno incarichi di partito (Schlein, Bettini)
7, infine, non risultano avere incarichi pregressi.

M5S: ottiene 17 seggi (4 nord-ovest, 3 nord-est, 3 centro, 5 sud, 2 isole) e come avevamo visto, nessuno di loro risulta avere altri incarichi precedenti

FI: conquista in totale 13 seggi (3 nord-ovest, 2 nord-est, 2 centro, 4 sud, 2 isole). Questa la situazione:
5 deputati europei uscenti
2 deputati (Fitto, Cicu)
1 senatore (Mussolini)
3 assessori regionali (Martuscello, Cirio, Pogliese)
1 consigliere regionale (Sernagiotto)
1 con incarichi di partito (Toti)

NCD-UDC: 3 seggi (uno nord-est, uno al sud, uno isole). Incarichi:
1 deputato europeo uscente
1 deputato (Cesa, anche segretario nazionale UDC)
1 deputato con incarichi di governo (Ministro Lupi)

Lega Nord: 5 seggi conquistati (2 nord-ovest, 2 nord-est, 1 centro). Incarichi:
1 deputato uscente ed anche segretario di partito (Salvini, eletto 3 volte)
1 deputato (Buonanno)
1 sindaco (Tosi - Verona)

Lista Tsipras: ottiene 3 seggi (1 nord-ovest, 1 al centro, 1 al sud). Nessun doppio incarico, ma una candidatura multipla: Spinelli è eletta in due circoscrizioni

SVP: nel loro piccolo, 1 seggio è un successo, anche se per loro le regole erano diverse (non valeva lo sbarramento al 4%). L'eletto risulta Herbert Dorfman, Eurodeputato uscente.

In sintesi, quindi:
17 deputati europei uscenti
1 ministro
12 deputati
2 senatori
9 assessori o consiglieri regionali
1 sindaco
5 con incarichi di partito
3 elezioni multiple
21 senza incarichi precedenti


Non ci resta a questo punto che vedere per quale incarico opteranno i "doppio-giochisti", se tradiranno la precedente elezione oppure quest'ultima per l'Europa. In ogni caso, i cittadini che li hanno scelti, in un caso o nell'altro, vedranno la loro scelta rifiutata.
Naturalmente, tutti esultano per la vittoria, vera o presunta, e nessuno si cura di dettagli come il rispetto del mandato.
Ma noi non ci stancheremo di segnalarvi, quanto più precisamentne e puntualmente possibile, tutte queste pratiche di politica malata, certi che prima o pi anche questi aspetti diventeranno rilevanti, nella scelta di chi ci rappresenta nelle istituzioni.


sabato 17 maggio 2014

Io non voto doppio

Ad una settimana dal voto europeo, ancora qualche considerazione sulla nostra campagna #iononvotodoppio .
Come si vede dal video linkato qui a fianco, No Doppio Incarico e l'analisi dei candidati europei sono stati citati dalla trasmissione GLOB, di Enrico Bertolino, convogliando su questo blog quasi un migliaio di visitatori in poche ore.
Ci sono state parecchie adesioni che hanno rilanciato l'hashtag #iononvotodoppio e alcuni commenti ai post precedenti.
Non sappiamo poi quanti effettivamente non voteranno i cattivi esempi che abbiamo segnalato con il nostro studio, ma di certo almeno si è cominciato a parlare del problema, fino in televisione, fino su RAI 3. E questo non è poco.

Vogliamo aggiungere a quanto già scritto nei post qui sotto, qualche analisi aggiuntiva, proprio per sottolineare, in un quadro di generale incuranza di buone pratiche di politica sana, comportamenti che si distinguono, in un senso o nell'altro. Premettiamo che il quadro dettagliato è stato aggiornato con alcune segnalazioni e aggiunte dei nostri lettori, tutte opportunamente verificate.

Tutti i partiti più importanti hanno presentato 73 candidati, divisi in 5 circoscrizioni. Ma non tutti i partiti si sono comportati esattamente nello stesso modo.
Volendo stilare una "classifica del malcostume", abbiamo assegnato un punteggio ad ogni "mandato non rispettato", in base alla sua "gravità":

  • 5 punti per ruoli di Governo
  • 4 punti per deputati e senatori
  • 3 punti per ruoli nelle regioni (consiglieri, assessori)
  • 2 punti per ruoli nelle province e nei comuni (sindaci, consiglieri, assessori)
  • 1 punto per ruoli nel partito stesso e per le candidature ripetute.
I primi tre livelli di gravità rappresentano ruoli incompatibili per legge con il seggio europeo, mentre per i sindaci l'incompatibilità dipende dalla dimensione del comune. Per l'ultimo livelli non esiste incompatibilità o divieto per legge, ma sono, come detto, comportamenti comunque esecrabili e dannosi nei confronti di una politica virtuosa. 

Ne viene fuori questo quadro:

  • al primo posto NCD, con 107 punti
  • al secondo posto il PD, con 80 punti
  • al terzo posto la Lega Nord, con 59 punti
  • seguono Forza Italia con 47 e IDV con 42. 
  • Poi Scelta Europea e Fratelli d'Italia, parimerito a 34 punti.

Seguono gli altri, a scendere, fino al punteggio più basso di questa classifica del malcostume: il Movimento 5 Stelle con 0 punti!

Volendo invece fare una classifica "per candidato", la Palma d'oro va al Ministro, Senatore e Segretario Nazzionale di Scelta Civica, Stefania Giannini, che, non paga della fatica richiesta per svolgere tutti gli impegni già assunti, ha pensato bene anche di candidarsi per l'Europa: fortunatamente la legge la obbligherà a rinunciare a qualcosa, salvandola da un esaurimento nervoso assicurato, per il super lavoro.
Vi chiediamo di continuare a segnalarci la vostra adesione alla campagna #iononvotodoppio lasciando un commento qui sotto e twittando #iononvotodoppio.


domenica 4 maggio 2014

Elezioni Europee: rispetto del mandato ed altre chimere

5 membri del Governo (3 ministri e 2 sottosegretari), 21 Deputati, 7 Senatori, 22 Sindaci, 24 Assessori (comunali, provinciali, regionali), 78 consiglieri (regionali, provinciali, comunali), 8 Presidenti di Provincia (tutti uscenti, per la verità).
E' questa la desolante situazione dei candidati alle Elezioni Europee del prossimo 25 Maggio.
Noi lo chiamiamo "rispetto del mandato", che significa: sei stato eletto ad una carica? la porti fino in fondo, non la abbandoni anzitempo per correre per una nuova poltrona.
A questi pretendenti al seggio europeo, evidentemente, il problema non interessa. O forse nemmeno capiscono che è un problema, una forma patologica per svolgere il ruolo rappresentativo a cui sono stati eletti.
Non tutti, in caso di elezione, dovranno lasciare il primo incarico, perchè non c'è sempre l'incompatibilità per legge. Dovranno perciò ricoprire uno e l'altro contemporaneamente, in qualche modo. Probabilmente non bene, nè uno nè l'altro.
Altri, invece, dovranno scegliere tra il seggio europeo e l'incarico precedente: questo capiterà per ministri, sottosegretari, deputati, senatori, consiglieri e assessori regionali, sindaci e assessori dei comuni sopra i 15 mila abitanti. Tutti costoro "tradiranno" gli elettori che li hanno votati per il primo ruolo (se accetteranno la nomina europea) o per il secondo (nel caso vi rinuncino). Comunque il loro comportamento rappresenta una patologia che, nel sistema politico italiano, è sempre passata inosservata. Troppo inosservata.
Non tutti i partiti sono uguali, a dire il vero. La situazione è più grave per alcuni, decisamente migliore per altri. E così si va dai 50 "già occupati" (su 73 candidati) per il Nuovo Centro Destra (il peggiore, da questo punto di vista) fino alla situazione ottimale del Movimento 5 Stelle, in cui tutti 73 sono liberi da altri compiti elettivi.
In mezzo ci sta il PD (44 che non rispettano il mandato su 73), Forza Italia (36 su 73), Lega Nord (30 su 73),  Lista Tsipras con 7 su 73. Per i partiti minori, con poche chances di ottenere un seggio, la situazione è variegata, perchè essendo piccoli hanno meno possibilità di essere coinvolti in ruoli elettivi. Ciò nonostante, ne abbiamo individuati 3 per la lista "Io Cambio - MAIE", 13 per IDV, 11 in Scelta Europea, 15 in Fratelli d'Italia, 2 (su un totale di 5 candidati) nel Sud Tiroler Volks Partei.
Ci sono poi due altre patologie che colpiscono non meno intensamente le liste per le prossime Europee.
La prima è quella delle candidature multiple: persone che si presentano in più di un collegio e che, in caso di elezione "multipla" dovranno optare per una sola delle nomine. In questo modo, saranno loro a determinare con la loro scelta l'elezione o meno di chi prenderà il loro posto, togliendo di fatto questo "potere" ai cittadini elettori.
Qui la situazione è maggiormente critica per la lista "Movimento Bunga Bunga" (4 candidati, presenti in tutte 5 le circoscrizioni), Lista Tsipras (un candidato presente in 3 circoscrizioni), "Io Cambio" con una decina di candidati che ricoprono in totale 38 posizioni su 73, IDV (2 candidati per 7 posizioni), Lega Nord (5 candidati ripetuti in 13 posizioni), Fratelli d'Italia con un candidato ripetuto 5 volte. I partiti maggiori (PD, FI, NCD e naturalmente M5S) hanno fortunatamente scelto di non percorrere questa strada.
La seconda patologia, ancora meno riconosciuta come tale dalla cultura politica del nostro Paese, è la questione dei doppi ruoli nelle istituzioni e dentro i partiti. In altre parole, alcuni candidati ricoprono incarichi, anche rilevanti, all'interno dei rispettivi partiti e nonostante questo, si candidano a ruoli "istituzionali" elettivi, che per definizione non sono "di parte" , ma "di tutti".
Ancora una volta, solo il M5S è completamente esente da questa sovrapposizione di ruoli, mentre tutti gli altri l'hanno utilizzata alla grande. I Verdi hanno 12 candidati con ruoli nei partiti della coalizione, 1 per SVP, 5 in NCD, 4 per Fratelli d'Italia, per Scelta Europea e per Forza Italia, 5 nel PD, 3 nella Lega Nord, 14 in IDV, 7 in "Io Cambio" ed in "Lista Tsipras".
Vista la situazione, desolante e sostanzialmente non colta dai media e forse nemmeno dalla maggior parte dei cittadini elettori, noi lanciamo
UNA PROPOSTA:
nell'esprimere il nostro voto e le nostre preferenze (massimo tre, comprendenti entrambi i generi - due uomini, una donna, oppure due donne ed un uomo) non scegliamo i candidati che non rispettano il mandato, o che hanno doppi incarichi, o che si presentano in più di un collegio. Diamo questo segnale a chi chiede la nostra fiducia: votiamo solo chi dimostra con i fatti il cambiamento che promette, le parole non ci bastano più. 
Chi intende aderire a questa proposta lasci un commento qui sotto e la diffonda con tutti i mezzi possibili, usando l'hashtag: #iononvotodoppio (cliccaci sopra per twittare)

Seguono i post con tutti i dettagli per circoscrizione:
NORD OVEST
NORD EST
CENTRO
SUD
ISOLE